Trekking ad Anglesey in Galles {By Robby}

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Anglesey è una piccola isola del Galles, con nemmeno 70 mila abitanti. In molti ci passano per andare o tornare dall’Irlanda, in pochi si fermano e forse non sanno cosa perdono. Si divide in due parti, la porzione più piccola, che è stata la mia “casa” per una settimana è Holy Island che si affaccia, appunto, sul mare di Irlanda.

Arrivarci è semplice, volo su Manchester da Bologna e treno per Holyhead. Qualche ora trascorsa col viso appiccicato al finestrino, a vedere il paesaggio passare dalla metropoli alla campagna, dai palazzi ai cottage, dalle persone alle pecore.

Questo lembo di terra, piccolo, disperso nel nulla e con poche persone era la mia scelta perfetta, certa di fare un viaggio con me stessa e che mi permettesse di rallentare, di sognare e di vivere ogni passo. Ho scelto di farla a piedi, proprio per vivere ogni angolo, ogni scorcio e ogni sfumatura di colore del cielo e del mare.

Per tutto il viaggio la sensazione costante che quello che cercavo e quello che volevo fosse sotto i miei piedi, kilometro dopo kilometro. Guida alla mano, abbiamo fatto alcuni dei cammini più belli che erano segnalati e che l’autore Carl Rogers, gentilissimo e disponibilissimo quando l’ho contattato, mi ha confermato.

Alcuni punti invece, vista la stagione avanzata di metà-fine settembre, non abbiamo potuto includerli.

Il trekking è davvero semplice se si esclude il passaggio da Holyhead a South Stack fatto passando per Holyhead mountain, non tanto per il dislivello quanto per il vento incessante che, ovviamente, si ha sempre contro 😀. Che lo si faccia dalla costa o dalla montagna (noi abbiamo scelto questa strada perché più scenografica), questo è uno dei passaggi più belli e imperdibili. Questa è stata la sola giornata coperta dalle nuvole ma che io ho davvero adorato.

Il contrasto tra il grigio del cielo, il blu del mare e i colori dell’erica sembravano farne un quadro. Se a questo ci si aggiunge il bianco del faro di South Stack, e la popolazione autoctona di pecore nere (e bellissime) il gioco della meraviglia della natura è fatto.

Volendo fare un percorso tra campi e spiagge, scogliere, baie e pecore e cavalli, abbiamo scelto di fare da Holyhead fino a Church bay. Il tragitto è semplice anche se un pochino lungo ma offre scorci stupendi. Il valore aggiunto di una giornata come questa, oltre che un paesaggio mozzafiato che cambia ogni mezz’ora, è che in 8 ore di cammino abbiamo incontrato solo 3 persone (e 2 cani). Arrivate poi al villaggio di ritorno, una bella birra fresca presa all’unico negozio di giornali alimentari nonchè ufficio postale, non ce la poteva togliere nessuno!

Wild horse

Per vedere una delle poche foreste e delle spiagge affollate di Anglesey, il tragitto è quello dell’area di Newborough. Alla mattina abbiamo fatto una scappata con il bus di linea aLlanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch, il paese con il nome più lungo d’Europa e il secondo del mondo. E chiaramente impronunciabile!!! Per praticità viene abbreviato in Llanfair PG o Llanfairpwll. Il nome è composto da ben 58 lettere e, tradotto dal gallese, significa «Chiesa di Santa Maria nella valletta del nocciolo bianco, vicino alle rapide e alla chiesa di San Tisilio nei pressi della caverna rossa». In realtà il paese offre proprio poco, ma la stazione è caratteristica e vale la pena andarci solo per fare una foto a questo stranissssssimo e lunghisssssimo nome.

Da lì a Newborough la distanza è breve e secondo me la passeggiata nella foresta è rigenerante. Sebbene fosse fine settembre, incredibilmente caldo e soleggiato, la spiaggia era piena e qualcuno anche faceva il bagno. Qua tutti chiacchierano, se ti fermi puoi parlare con chiunque, dall’inglese che è in villeggiatura con gli immancabili amici a quattro zampe, alle signore che abitano il grazioso villaggio e che vogliono sapere com’è l’Italia.

Tra le varie, altra tappa imperdibile è quella da Treaddur Bay a Holyhead. Treaddur Bay è un posticino elegante punteggiato da casette bianche ordinate e dove evidentemente in estate si radunano i vacanzieri. Locali sulla baia, una bella passeggiata e le imperdibili frecce che indicano il nostro percorso. E quindi via, in pochi minuti ci lasciamo alle spalle la baia e ci addentriamo tra paesaggi incredibili e che non saranno facili da dimenticare, scogliere a picco, mare che sbuffa tra le scogliere, erica di mille colori, pecore e tanta pace. Cosa si potrebbe chiedere di più?

Io credo null’altro.

I tragitti sono tutti segnalati bene, a volte il simbolo del Coast path può essere coperto da rovi di more (gnam!) che crescono ovunque, ma anche da soli è un giro che si può fare senza problemi. I percorsi in certi punti, a volte anche per diversi km, aprono e chiudono con un “cancelletto malefico che ti intrappola nel sentiero”. Serve per non fare scappare dai campi gli animali che pascolano e che ti invitano a non disturbare o importunare (anche se la tentazione di abbracciare le pecore che ti guardano col loro musetto dolce è tantissima), ma una volta dentro non c’è altra cosa da fare che camminare fino alla tappa successiva. Questa cosa è stupenda, divertente e comunque non ci sarebbe altro da fare che camminare e godersi il viaggio.

Ancora due parole su Holyhead. Questa cittadina è divisa in due (esattamente come l’isola, si vede che va molto di moda qua 😅) una parte vecchia e una più moderna che sinceramente non abbiamo nemmeno visitato. La parte vecchia affaccia sul porto e sulla Marina dove una bella camminata ti porta al faro e da dove di vedono le barche turistiche attraccate nella baia. Il lungomare è un posto tranquillo, anche in tarda serata si può passeggiare (se per caso durante il giorno fosse mancato qualche kilometro!!) e andare a bere una birra in un posticino proprio fronte al porticciolo godendo di un tramonto rosso sul mare d’Irlanda o di una notte stellata nel silenzio più assoluto.

Ho provato a stamparmi nel cuore le immagini di Anglesey e se chiudo gli occhi è ancora come essere là. Se mi impegno sento quasi il profumo del mare e il suono delle onde.

Grazie Anglesey per questo incontro inatteso.

By Roby Nannini
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